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 Giovedì 9 Settembre 2010
COPERTINA
PREMIER LEAGUE TROPPO TENNISTICA: È UN BENE?
  Si: in fondo ne guadagna lo spettacolo
  No: i risultati a senso unico non sono divertenti

COPERTINA
Ancelotti a 360° tra Inter, Balotelli, Ibrahimovic, Milan e Mondiali
29.07.2010 13:56 di Domenico Fabbricini   articolo letto 81 volte
Fonte: La Stampa
© foto di Giacomo Morini

Carlo Ancelotti si confida in una lunga intervista a La Stampa. Parla di tutto: di Italia, di Balotelli, di Ibrahimovic, di Benitez, Mourinho e di Milan. Ecco l'intervista integrale firmata Roberto Beccantini:

Carlo Ancelotti, è vero che Balotelli lo voleva anche il Chelsea?
«Non mi risulta».

Finirà al Manchester City, contento?
«Mica tanto. Il City è la società che, in Europa, ha speso di più. Altro che quarto posto: lotterà per il titolo».

Tornando a Balotelli: gli inglesi lo aspettano al varco.
«Mario è un talento matto. La Premier rappresenta l’approdo ideale. Ritrova Roberto Mancini, l’allenatore che lo lanciò in serie A; e come razzismo, siamo vicini allo zero assoluto. Nessun alibi e un consiglio, uno solo: occhio ai tabloid».

Vent’anni ad agosto, Balotelli: «un talento non indispensabile», firmato Massimo Moratti.
«Primo: 35 milioni di euro, se confermati, sono una signora cifra. Secondo: in Italia c’è troppa pressione sui giovani; si preferisce l’usato sicuro all’usabile incerto».

La Rai ha deciso di limitare drasticamente la moviola. Giusto o no?
«Finalmente. Ma non ci credo».

Berlusconi e Moratti hanno scoperto il fair play finanziario. Stupito?
«L’Uefa di Michel Platini ha messo dei paletti, tempo un paio di stagioni e saranno cavoli amari per molti. Scordiamoci l’epoca delle vacche grasse. Berlusconi e Moratti non potevano non adeguarsi».

E Abramovich?
«Pure lui ha smesso di darsi alla pazza gioia. Pensi che il mio acquisto più importante resta, a tutt’oggi, il recupero di Essien».

Collina non sarà più il designatore arbitrale: il nostro calcio ci perde o ci guadagna?
«Come immagine all’estero, ci guadagna. Sul piano tecnico, e della crescita del settore, ci perde. Collina ha stoffa e coraggio».

Mourinho al Real: se lo aspettava?
«Diciamo che non mi ha sorpreso. Pure al Porto, vinta la Champions, tolse il disturbo. E poi in Italia non legava con l’ambiente».

Lei fu buon profeta: l’Inter di Sneijder è più imprevedibile dell’Inter di Ibrahimovic.
«Non ci voleva un genio. E comunque, arbitri o non arbitri, se l’Inter ha centrato la tripletta, il merito è quasi tutto di Mourinho. A volte sta sulle scatole pure a me, ma che motivatore, che trascinatore!».

Il mistero Ibrahimovic: sette scudetti consecutivi fra Ajax, Juventus, Inter e Barcellona, ma a livello europeo, non pervenuto.
«Il calcio non è una scienza, e Ibra sembra proprio il testimonial di questo slogan. Siamo di fronte a un grande solista: troppo grande, forse, per fare squadra. Nello stesso tempo, se non ne sono venuti a capo fior di tecnici come Capello, Mancini, Mourinho e Guardiola, si figuri cosa potrà mai suggerire il sottoscritto. Dall’esterno, per giunta».

Da Mourinho a Benitez: come cambierà l’Inter?
«Rafa è meno mediatico ma altrettanto concreto. Escludo rivoluzioni».

Juve, vendi Diego, non è fatto per il nostro campionato: lo ha scritto Arrigo Sacchi sulla «Gazzetta».
«Al limite, la prossima estate. Non questa. Fossi in Del Neri, gli concederei un’altra chance. È stata una stagione fallimentare, sì, ma di tutta la Juve, non solo di Diego».

Per Berlusconi, Ronaldinho è il più grande giocatore di tutti i tempi; per altri, il più grande giocatore di tutti i primi tempi. Chi ha ragione?
«Sono per un onorevole compromesso: uno dei più forti e godibili fantasisti al mondo che non sempre, o solo per un tempo, riesce a tenere il ritmo che la frenesia moderna impone».

A proposito del Cavaliere: visto come ha invaso e «silenziato» il povero Allegri? Mourinho se lo sarebbe mangiato.
«Quando il presidente espone un’opinione, anche se così “farcita”, l’allenatore non può che prenderne atto. Allegri ha tutto un campionato per dimostrare la sua autonomia. Io sono stato più fortunato: ai miei tempi, il primo giorno di scuola Berlusconi non veniva mai».

La sua griglia scudetto?
«Inter comunque, anche senza Balotelli e Maicon. Poi le solite: la Roma, la Juve, il Milan».

Passando al Chelsea: Dolce e Gabbana ma anche Anelka & Lampard da ricostruire.
«In effetti, tutti i miei moschettieri - compresi Drogba, Malouda e Terry - hanno disputato un Mondiale di basso profilo».

Si è chiesto il perché?
«Sono affondate tutte quelle Nazionali - dall’Inghilterra all’Argentina, dal Brasile alla Francia - che i ct avevano legato ai singoli e non all’organizzazione».

La Spagna ha vinto con merito?
«Certo. Europei 2008, Mondiali 2010: culto dei vivai e modello Barcellona. Con Fabregas in panchina: serve altro?».

Con quale aggettivo riassumerebbe la missione di Cesare Prandelli?
«Difficile. Non navighiamo nell’oro».

Il sogno nel cassetto?
«Al primo impatto con il Chelsea ho vinto campionato, Coppa d’Inghilterra e Community Shield. Mi manca la Champions. Eccolo, il mio sogno».


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